Le esposizioni



L'ultima mostra delle mie polaroid si è tenuta a Bibbiena (AR), presso il Centro della fotografia d'Autore. "la magia della polaroid - Gli Autori Italiani interpretano il mito" dal 6 giugno al 6 settembre 2009. Tutti i dettagli sul sito del CIFA:
Centro Italiano della Fotografia d'Autore


Esposizioni precedenti:

Filanda di Loro Ciuffenna (AR) Vernissage venerdì 31 agosto ore 17:00, aperto sabato 1 e domenica 2 settembre 2007
Centro espositivo La Filanda, via ciuffenna 7 - 52024 Loro Ciuffenna (AR)
Nell'ambito del Giugno Sangiovannese sono state esposte dal 23 al 30 giugno quattro gigantografie 3 metri per 2 sotto le logge del palazzo d'Arnolfo, sede del Comune di San Giovanni Valdarno (AR) La sera del 23 per la notte bianca sono anche state proiettate numerose fotografie dell'autore.
Carlo Braschi alle Giubbe Rosse
La mostra si è tenuta da sabato 11 febbraio 2006 alle ore 17:30 presso la sede dello Storico caffè letterario Giubbe Rosse, P.zza della Repubblica 13/14R a Firenze, fino al 10 marzo 2006.
Sito delle giubbe Rosse
Luglio 2004
:
Esposizione collettiva a Pavullo nel Frignano (MO)
Marzo 2004:
Numero monografico dedicato ai paesaggi sulla rivista amatoriale statunitense CAMBREA
Aprile 2002 :
Esposizione Personale presso la Libreria Finis-terre
Giugno 2001:
Esposizione collettiva a Foiano Fotografia 2001, terza edizione Il corpo, lo spazio
Il sito di Foiano fotografia:

Di me scrivono:
Maurizio Rebuzzini, Direttore della rivista FOTOgraphia:

Fotografia per riflettere
Convinto come sono che la vita di ciascuno di noi sia un continuo intreccio di esperienze e influenze, e che ogni attività sia determinante non soltanto per se stessa, ma per i propri condizionamenti, non posso ignorare che da tempo il bravo Carlo Braschi frequenta la fotografia immediata, interpretata con connotati di grande personalità: sia formale sia di contenuti. Per quanto i suoi soggetti siano soprattutto individuati nella “natura”, che personalmente mi è assai distante, non posso rimanere indifferente alla attenzione al particolare, che si proietta sull’insieme, e di fronte alla sua capacità di realizzare inquadrature di accattivante fascino visivo. E questi sono giusto i valori espliciti e impliciti delle particolari polaroid di Carlo Braschi, la cui conoscenza ed esperienza emergono oltre la superficie delle immagini e consentono anche a noi osservatori di avvicinare la materia rappresentata, in modo che anche noi possiamo presto comprendere grado a grado i fenomeni, le proprietà e le leggi della natura, come pure i nostri rapporti con la natura e la realtà: così come Carlo Braschi li ha già intuiti e sintetizzati. Nell’osservatore, ogni fotografia suscita percezioni e impressioni proprie. Forte anche di ripetizioni e sottolineature, la somma delle singole riflessioni produce quel confortevole salto in avanti nel processo della conoscenza, che fa nascere il concetto: che non riflette più l’aspetto singolo e i nessi esterni dei soggetti, dei fiori, ma coglie l’essenza della realtà, il suo insieme e il suo nesso interno. La differenza non è soltanto quantitativa ma anche qualitativa. Quando si dice comunemente “Lasciatemi riflettere”, ci si riferisce al momento in cui ciascuno di noi collega le proprie impressioni, servendosi dei concetti, per formare giudizi e trarre deduzioni. E davanti alle fotografie di Carlo Braschi, la riflessione è più che necessaria, obbligatoria addirittura. Oltre che confortevolmente benefica. Ho davanti agli occhi le immagini nella sequenza con cui verranno presentate in mostra. Sono un privilegiato: io prima di tutti e avanti a tutti posso stare con me stesso e riflettere.
Lasciatemi riflettere.
Maurizio Rebuzzini

Paolo Donini, Curatore della mostra fotografica di Pavullo :
La modalità pittorica e un gusto d’acquerellista marcano a una prima lettura il lavoro di Carlo Braschi, una squisita rassegna dedicata alla meraviglia dei fiori, in cui lo spunto naturalistico cede a una lenta ma costante effrazione della figura verso la macchia coloristica, della forma prelevata in natura verso la reliquia gentile in cui il fotografo, appropriandosene, la ha trasformata: fiori degli occhi, questi di Carlo Braschi, realizzati entro una pratica che ricorda il gusto orientale del giardino intellettuale – metafora di gusto estetico affinato nel rigore filosofico – e ad un tempo la prassi classificatoria del botanico, nell’ironia di un erbario puramente inventato e di una osservazione microscopica di una bellezza fragile, minima, illusoria.


Ando Gilardi (critico fotografico e autore del libro “Storia sociale della Fotografia)
Caro amico, grazie della bella lettera, mi ha fatto piacere e rispondo, credimi, con sincerità E SECONDO L'OPINIONE CHE SULLA FOTOGRAFIA HO COME SI DICE MATURATA OGGI A 85 ANNI. Perché sull'argomento oggi penso in modo differente di ieri e l'altro ieri, come del resto mi sembra logico anche perché di fotografia mi occupo e mi sono occupato senza soluzione di continuità tutto il tempo vissuto. Dunque. trovo le "tue" opere interessanti: molto interessante, e per riusare la solita battuta potrei scrivere che appartengono al "genere" che per molti anni si trova nei manuali come esempi di errori, incidenti, eccetera. I fotografi artisti, e tu lo sei, hanno impiegato un secolo per capire quello che i pittori artisti hanno capito subito, o meglio i loro mercanti, e cioè che per molte buone ragioni economiche e persino antropologiche bisognava uscire dal figurativo, dalla precisione, dalla copia perfetta eccetera e definire e proporre, per fare un esempio, come opera d'arte moderna una tela tagliata. Il guaio è, diciamo guaio per dire ma è un progresso, che la tela con un taglio o una macchia colata o altra roba del genere l'ha fatta un artista con le sue mani mentre invece le "tue" opere le hai PRESE con un attrezzo che le FA. Ripeto: il fotografo le fotografie le PRENDE con una macchina che le FA. E magari per istinto questo fatto, questa differenza, la gente che fa e frequenta il mercato lo pensa per cui non considera la fotografia opera d'arte con un valore economico serio come quello del formaggio. Questo in breve e concludo non senza ripeterle che le sue immagini sono davvero piacevoli: io lavoro da anni per imparare la fabbricazione delle immagini digitali, intendendo per tali quelle elaborate con Photoshop che è la più SUBLIME conquista dell'arte PRESA con una macchina più PHOTOSHOP (anche i programmi grafici lo sono E APPARTENGONO ALLA SCELTA PRESA DIGITALE COME LA CAMERA OSCURA, L'INGRANDITORE, LE BACINELLE ECCETERA APPARTENEVANO QUELLA ANALOGICA) che la FA ma così bene e bella e sublime e piacevole e ECONOMICA. Come lei sa immagini diciamo come le sue si possono PRENDERE a milioni in digitale su carta tela alluminio, compensato che poi posso bucare, bruciare come Burri, o tagliare .... Grazie ancora e auguri

Beppe Bolchi, Fotografo professionista specializzato in Polaroid e organizzatore del premio Polaroid PItaPA:
"Fra i lavori di Carlo Braschi, quello che mi ha particolarmente attratto è quello sui fiori, che definirei "fiorigrammi" proprio per la particolare tecnica di esposizione diretta del fiore, appoggiato sul supporto sensibile e illuminato per trasparenza. Non sono fotografie di fiori, sono i fiori stessi a disegnarsi, a lasciare il proprio segno, la propria impronta, quasi anche il proprio profumo. La successiva trasposizione dell'emulsione su preziosa carta da acquarello ne fa poi un esemplare unico e irripetibile, quasi a voler ripetere che il fiore stesso è unico, come uniche sono le emozioni che riesce a suscitare nell'osservatore. Carlo Braschi sfrutta con grande capacità la tecnica, per assecondare la propria vena artistica e creativa, ottenendo dei risultati di alta poesia, come si conviene a chi ha tante cosa belle da trasmettere e sa come farlo."
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